Ieri in molte piazze d’Italia ci sono state decine di bandiere rosse che sventolavano per festeggiare la “liberazione” e il mito partigiano. Da cosa si sono liberati? Da quel governo che bonificò l’Agro Pontino e costruì 10 città (Aprilia, Ardea, Fregene, Guidonia, Latina, Ladispoli, Ostia Lido, Palo, Pomezia, Sabaudia); che finanziò la costruzione di case popolari per i poveri; che dette inizio alla “battaglia del grano”, cosicché ogni famiglia potesse avere il pane quotidiano; che istituì la Previdenza Sociale; che costruì decine di stazioni ferroviarie in tutta Italia (Montecatini ne è un esempio); che dette agli operai un salario fisso e una giornata lavorativa di 8 ore; che alla fine costituì la Repubblica Sociale Italiana per non far affondare la Patria nel disonore. Onoriamo tutti i combattenti della RSI (alcuni combattenti si arruolarono nella Decima Mas il 25 aprile 1945 come gesto simbolico) che scelsero la strada più bella: quella dell’onore.
Noi non festeggiamo il mito della resistenza, perché quei partigiani che, allora e adesso, si riempivano la bocca con la parola “libertà”, combattevano non per quest’ultima, ma per instaurare anche in Italia un regime di terrore comunista come quello russo. Non festeggiamo il mito partigiano perché basta pensare alle centinaia di migliaia di italiani uccisi, infoibati dai comunisti di Tito che erano spalleggiati dai partigiani italiani; basta pensare alle moltissime rappresaglie che i partigiani fecero a guerra finita. Non vogliamo nemmeno festeggiare il “liberatore” alleato, che in realtà è stato invasore. Grazie a lui sull’Italia furono scaricate centinaia di tonnellate di bombe (es. bombardamento di Cassino); oppure facciamo finta di non sapere che gli anglo – americani compirono circa 50 bombardamenti (dal 14 agosto 1943 al 4 giugno 1944) su Roma, nonostante questa fosse stata dichiarata “città aperta”, cioè che i tedeschi l’avrebbero ceduta agli americani senza combattimenti per mantenerla. Se questi sono “liberatori”…
Noi non festeggiamo il mito della resistenza, perché quei partigiani che, allora e adesso, si riempivano la bocca con la parola “libertà”, combattevano non per quest’ultima, ma per instaurare anche in Italia un regime di terrore comunista come quello russo. Non festeggiamo il mito partigiano perché basta pensare alle centinaia di migliaia di italiani uccisi, infoibati dai comunisti di Tito che erano spalleggiati dai partigiani italiani; basta pensare alle moltissime rappresaglie che i partigiani fecero a guerra finita. Non vogliamo nemmeno festeggiare il “liberatore” alleato, che in realtà è stato invasore. Grazie a lui sull’Italia furono scaricate centinaia di tonnellate di bombe (es. bombardamento di Cassino); oppure facciamo finta di non sapere che gli anglo – americani compirono circa 50 bombardamenti (dal 14 agosto 1943 al 4 giugno 1944) su Roma, nonostante questa fosse stata dichiarata “città aperta”, cioè che i tedeschi l’avrebbero ceduta agli americani senza combattimenti per mantenerla. Se questi sono “liberatori”…
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