giovedì 24 settembre 2009
mercoledì 23 settembre 2009
A Pistoia alcune scuole non osservano il minuto di silenzio in ricordo dei militari caduti.
Una circolare del Ministero della Pubblica Istruzione invitava i Dirigenti Scolastici a far osservare un minuto di silenzio nelle rispettive scuole, in ricordo dei soldati caduti.
Purtroppo dobbiamo registrare che non tutti i Dirigenti Scolastici degli Istituti superiori di Pistoia, tra cui il Liceo Scientifico e il Liceo Classico, hanno fatto osservare il minuto di silenzio, ignorando l’invito del Ministero.
La cosa che ci lascia ancor più sconcertati è che la circolare ministeriale sia stata trascurata nonostante uno dei caduti fosse in forza al 183° reggimento che ha stanza proprio a Pistoia, motivo in più per onorare la memoria e il sacrificio di questi servitori della Patria.
L’atteggiamento dei Presidi negligenti è a dir poco vergognoso, in quanto con il loro comportamento hanno mancato di rispetto prima di tutto ai caduti stessi, poi alle loro famiglie ed infine all’intera Nazione, agli Italiani che hanno pianto i loro figli, facendo anche ore di fila davanti alla camera ardente e partecipando numerosissimi ai funerali, esprimendo in questo modo tutta la loro commossa solidarietà.
Purtroppo questi Dirigenti Scolastici, anch’essi servitori dello Stato Italiano, così come lo erano i militari uccisi, hanno trasformato l’autonomia scolastica di cui godono in un vero e proprio “abuso di potere” antinazionale, impedendo che centinaia di ragazzi omaggiassero i nostri fratelli Italiani uccisi.
lunedì 21 settembre 2009
L'importanza del Silenzio
Prometto di rubarvi solo poco tempo, cari lettori. Ve lo prometto perché sono convinto che basti anche solo poco tempo per far riflettere le persone. Basta pochissimo tempo. Volendo quantificare il tutto, credo che bastino all’incirca sessanta secondi. Basta un minuto.
Ad esempio, basta un minuto di silenzio a fermare una nazione.
Un minuto di silenzio come quello di oggi in cui tutta l’Italia si è fermata un attimo a pensare, in cui ogni Italiano a suo modo ha cercato di trovare un senso a una tragedia, la perdita di sei Italiani come noi. Ovviamente, dopo sessanta secondi di silenzio ognuno di noi ha voglia di parlare, di discutere con gli altri e di confrontarsi. Ognuno di noi ha il diritto di pensare sessanta secondi e di esser libero di parlare con chi gli è vicino, di trovare conforto nella persona che gli è accanto, per onorare chi è caduto, ma anche per cercare di dare un’ulteriore significato a tale perdita.
Purtroppo però, la mia mente oggi è stata scossa da una bruttissima notizia. A qualcuno è infatti stato tolto questo diritto. In molte scuole della nostra provincia non è stato effettuato il minuto di silenzio in onore dei nostri militari caduti in Afghanistan. Non basta una circolare ministeriale, non basta neanche il buon senso.
Lungi da me voler esprimere un giudizio su quella che è una missione di pace (ma che purtroppo spesso obbliga i nostri soldati in azioni di guerra), lungi da me voler convincere voi lettori che la mia opinione sia quella giusta e che voi sbagliate. L’unica cosa che vi chiedo è se,secondo voi, i dirigenti scolastici che si sono rifiutati di effettuare il minuto di silenzio abbiano compreso a pieno il significato di questo gesto. Non si tratta infatti di un puro atto simbolico, che pure unisce un Paese colpito. Ma diventa subito un pratico motivo di confronto e discussione.
Vi chiedo insomma, se è un buon preside una persona che si rifiuta di “far pensare” i suoi studenti.
Pensateci per un minuto.
Nicola Guastamacchia