
Jan Palach, 40 anni dopo. C’è bisogno di una seria riflessione storica nel rendere omaggio alla figura di questo giovane studente cecoslovacco, che sacrificò la propria vita per la libertà del suo popolo, durante quel periodo conosciuto come la “primavera di Praga”.Palach si diede fuoco in piazza San Venceslao per protestare contro l’invasione da parte delle truppe sovietiche e degli altri Paesi del Patto di Varsavia. Un gesto estremo per attirare l’attenzione della comunità internazionale. Il 16 gennaio 1969, mentre in Occidente le masse giovanili inscenavano manifestazioni contro i regimi democratici, a Praga c’era chi non esitava a immolarsi per conquistare la libertà del proprio Paese, occupato dall’Armata Rossa, che poneva fine con la forza al tentativo del riformatore Dubcek di realizzare “un socialismo dal volto umano”.Palach riteneva impensabile vivere senza democrazia. Il suo sacrificio rappresenta, quindi, un fatto storico di grande importanza e il 16 gennaio diventa una data simbolo del cammino dell’Europa verso l’affrancamento da ogni totalitarismo.L’idea di un’Europa, come è stato ricordato in questi giorni, “come terra e cultura alternativa rispetto alle vecchie contrapposizioni tra Usa ed Urss”.Un segnale di libertà, di impegno nella lotta all’arroganza, contro la soppressione dei diritti fondamentali della persona.Un segnale di speranza anche nel Terzo millennio.
Tratto da Storace.it
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